Saluti da Tokyo

In questo secondo editoriale propongo una prospettiva e una riflessione; tutto è in continuità al mio precedente intervento, nel quale raccontavo le impressioni sul “sole nascente”. Colpito da un incontro inaspettato, riscopro qui il senso e l’importanza della relazione autentica tra le persone.

Sono molte le cose che ci sorprendono. Sono cose bellissime, cose stranissime, cose che non capiamo, cose che vediamo per la prima volta. Sono sorprendenti perché tutte, a loro modo, ci superano, oltrepassano la nostra dimensione: sono troppo grandi oppure troppo lontane; incredibili oppure insperabili. A volte semplicemente irraggiungibili. Ecco perché ci lasciano senza parole. Non capita forse così quando guardiamo, ad esempio, un cielo di stelle? La sorpresa di non riuscire a contarle tutte; la sorpresa di quanto siano lontane; la sorpresa anche dell’accorgersi di quanto siamo piccoli. In questo confrontarci con qualcosa di più grande, di più profondo, di più alto o di più largo rispetto a quella che è la nostra esperienza percepiamo che c’è uno spazio che vorremmo poter riempire. E tutto questo stupore ci fa fermare; a volte, per la verità, un po’ tremare il cuore. Ecco il senso della meraviglia.

Ma così come le stelle o le montagne, il mare o qualunque altra cosa ci può arricchire, regalandoci questo senso della meraviglia, si può rimanere, allo stesso modo, stupiti di fronte alle persone?
Io oggi sono stato in Giappone. È da sempre l’unico paese in cui in realtà avrei sperato di andare. Un po’ per curiosità, un po’ per la particolarità dei posti, delle persone, della cultura. Mi ha sempre affascinato e incuriosito; il primo incontro, forse, nello studiare lo stile e le idee di certi architetti e la singolarità dei loro lavori. Poi la loro arte, così diversa e speciale rispetto a quello cui siamo abituati. Ecco la curiosità, che si è sviluppata pian piano e un po’ l’attesa e il desiderio che ho sempre avuto. Questa è la distanza che sento, che crea stupore. Il mio viaggio è stato bellissimo. Un passo alla volta, uno in seguito all’altro: come un respiro che si aggiunge al successivo, di cui senti che non puoi fare a meno. Perché più entri nello stupore, più speri di non uscirne: vorresti invece continuare a esplorarne le profondità. Camminando, senza volerti fermare più. Non pensavo di partire. Non lo avrei mai detto. Invece mi sono ritrovato in questa nuova dimensione. Come un racconto, un flusso di pensieri: una scoperta dopo l’altra.

Rispondo quindi di sì. È possibile rimanere stupiti dalle persone! Anzi, è possibile rimanere proprio spiazzati. Quasi da non crederci. Come è capitato a me. In un incontro non previsto, anzi insperato (la sorpresa, quella del caso) in cui tutto ti sembra quasi magico (la sorpresa, quella del bello) e impossibile (la sorpresa, quella della realtà).
Lo dico forte del fatto che in realtà non sono in Giappone. Sono semplicemente al mare. Ma lì ci sono stato con la fantasia e un po’ col cuore, guidato dalla curiosità dello scoprire quello che un incontro mi ha regalato. Ecco la sorpresa dell’incontro! Esiste davvero.

Qualcuno può chiedersi cosa abbia a che fare tutto questo con il calcio. Niente. Semplicemente a chi scrive serve ogni tanto un po’ di spazio e di tempo per uscire dai dati, dai conti, dai numeri. Serve lasciarsi un po’ sorprendere, appunto. E, condividendo il pensiero, chiedere anche agli altri di partecipare. Questo pensiero, questa sorpresa, questa meraviglia che ho percepito, è lo spunto vero che mi porta a dire che il conoscersi, il lasciare spazio alla dimensione dell’altro, apprezzare anche i limiti o i difetti che ci portiamo dietro (chi non ne ha!), sia il modo migliore di vivere la dimensione della  relazione. Prendere il meglio, nella ricerca sincera dello stupore di quello che uno ha da dare. Un po’ come un regalo. Lo direi “un regalo di profondità”. Della propria personale profondità.
Questo, più che uno spunto, è forse in realtà un augurio. Lo faccio a tutti: singolarmente, come amici, come gruppo, di apprezzare gli sguardi che si aprono sulla profondità di ciascuno. E se nel mio editoriale precedente raccontavo di “un sole che sorge”, di persone che iniziavano a conoscersi e apprezzarsi a vicenda, oggi aggiungo questa riflessione. Appunto, un augurio, prima di tutto. L’augurio sincero, per tutti, di un buon viaggio in Giappone!

A chi ha ispirato queste poche e semplici righe devo il mio grazie. Non per l’articolo, che vale ben poco! Il grazie per la sua profondità, che ho avuto in regalo. (stra)