Nell’ultima trasferta, un’altra vittoria. Con il Fossalta, l’Unione reagisce allo svantaggio e alla fine si impone.

Inizia ufficialmente il conto alla rovescia. E si infiamma la volata finale del campionato. Oggi, l’ultima trasferta che attendeva il gruppo di mister Parteli, ha regalato ai giallorossoblu un’altra vittoria. Preziosissima. In svantaggio dopo soli sei minuti dall’avvio, l’Unione è riuscita a riprendere in mano la gara e, nella ripresa, a ribaltarne definitivamente le sorti, mettendo a segno due gol a distanza ravvicinata: prima il diagonale a incrociare sul secondo palo di Simone Malacarne e poi l’invenzione di De Giacometti, solo due minuti più tardi, hanno capovolto un match che si era messo in salita, per la rete degli orange, nata da un contropiede e concretizzata da De Stefani. Oltre al risultato della sfida, gli occhi erano puntati anche sul fronte delle inseguitrici, dove si stava consumando lo scontro diretto tra Fiori Barp e Julia per il secondo posto. Il match, giocato a Sedico, ha dato ragione ai nerazzurri della Julia che, pertanto, rinsaldano il loro ruolo da antagonista nella corsa allo scudetto e continuano a tallonare da vicino, da meno cinque, i giallorossoblu.

Juniores lanciata all’inseguimento del secondo posto. Uno a zero al QdP.

A quattro giornate dalla fine del campionato, la Juniores mette a segno un altro colpo e continua la sua rincorsa alla seconda piazza del girone, ora in mano al Conegliano, avanti di tre lunghezze sui giallorossoblu. Contro il QdP, sul prato di Camp de Nogher, si è vista una buona partita: novanta minuti molto combattuti, dall’inizio alla fine. A spuntarla sono stati i ragazzi di mister Tormen, grazie a una rete di Faustini a diciannove minuti dalla ripresa. Il risultato finale, fatto di una sola rete, sta forse un po’ stretto ai giallorossoblu, vista la mole di gioco e le buone idee messe in campo; ma tant’è: una rete in più degli avversari è valsa ai cavarzanesi un altro passo in avanti nel loro percorso di ascesa alla cima della graduatoria. Per la cronaca, il match è partito subito bene per i locali, che già al quinto minuto hanno strappato i primi applausi, con una bella azione che ha messo Faustini a tu per tu con Merotto, chiamato a deviare in angolo. Il gioco ha poi offerto numerosi spunti, ma le occasioni più clamorose sono arrivate solamente una volta superata la mezz’ora. La prima, al minuto 34, con Sommariva, smarcato bene da De Gol ma sfortunato nel vedere la sua conclusione andare di poco alta sopra la traversa; la seconda, solo due minuti più tardi, con Eissa: un tiro al volo prodigioso sul cross di Comiotto, ha visto la palla stamparsi direttamente all’incrocio dei pali. La ripresa è apparsa ancora altrettanto dinamica, ma le occasioni da rete significative, per la verità, sono state poche. Il Cavarzano ha comunque tenuto il gioco, portando a proprio favore le sorti della contesa attorno al diciannovesimo, con Faustini, svelto a fare propria un’indecisione della retrovia ospite e a insaccare dai trenta metri a porta vuota. Il gol ha chiuso, di fatto, i giochi e la gara è poi rimasta saldamente in mano ai giallorossoblu fino alla fine.

Le formazioni.

Cavarzano: Zandomenogo, De Gol (23’st  Perenzin), Zoldan (17′ st Moggiol), Bortot, Uliu, Lezzi, Eissa (30′ st Perissinotto), Salvador, Faustini (37′ st Dell’Osbel), Sommariva, Comiotto (45′ st De Pellegrin). A disposizione: Bernard, Mario, Fumei, Sperotto. Allenatore: Sandro Tormen.

Union QdP: Merotto M., Giotto (3′ st Candiago), Gelmo, Lorenzon (4′ st Zorzato), Casagrande L., ZIlli, Dozza (8′ st Armellin), Simoni, Merotto C. (30′ st Asoski), Formato, Casagrande D. (25′ st Stella). A disposizione: Meneghello, Cosma. Allenatore: Drusian Mauro.

Un augurio di buona Pasqua, su tela.

Un augurio su tela, a tutti voi: in occasione di queste festività pasquali, affianco alle parole le pennellate di Mathias Grunewald, nella sua Crocifissione, opera tra le mie preferite. La scena, parte di un pannello della pala d’altare di Isenheim, datata 1515, presenta in tutta la sua drammaticità la morte in croce del Salvatore. Uno spaccato di morte che può, tuttavia, aprirsi a una prospettiva completamente nuova: quella della speranza di riscoprirsi e rilanciare se stessi; di rinascere, anche nel momento in cui l’equilibrio della propria vita appaia spaventosamente precario. Una lettura, del tutto personale, sull’opera valga come augurio sincero: perchè le ferite, per quanto dolorose e profonde, siano piuttosto aperture nella dura corteccia del nostro io: aperture vitali verso il mondo; perchè da lì non potrà che uscire e rendersi manifesta, in tutta la sua forza, la bellezza che custodiamo dentro di noi.

Scrivo queste poche righe avendo negli occhi il riflesso di occhi bellissimi. E ciò non è per nulla un dettaglio. E’, piuttosto, una premessa necessaria.

La Crocifissione di Grunewald ferma il tempo: è la morte che ferma il tempo. La sofferenza gela la vita, stringendola nel freddo abbraccio della morte: la inchioda, la priva del suo senso apparente, la fa pendere inerme. La rende un corpo vuoto. Così il tempo si ferma: nell’orizzonte di una raffigurazione quantomai intensa e spietata della sofferenza e della morte, in cui ogni dettaglio – le spine, i chiodi, i segni del flagello – chiama chi osserva a inorridire di fronte alla crudeltà del patimento. La croce è, qui, un autentico palcoscenico della morte. Di fronte a una scena così cupa, di fronte a un momento così drammatico, reso dal bianco innaturale di un corpo morente, il rimando più immediato è certamente al tema della sofferenza. Una sofferenza che, qui, passa attraverso il dolore fisico del chiodo che fa ritorcere la mano, della ferita che fa sanguinare il costato, dell’agonia che fa ricurvare il capo e deforma un corpo straziato. Così, chi osserva non si può sottrarre a questa dimensione che lo rende, anzi, pienamente compartecipe: la sofferenza della croce, di quella croce così espressiva e crudele, diventa la metafora più suggestiva di molti momenti della vita. E’ rimando diretto, senza giri di parole, alle situazioni che possono averci inchiodato nelle nostre speranze, illuso nei nostri desideri, ferito nell’intimità profonda del nostro cuore. E’ una scena che ci costringe quasi a specchiarci, che lo si voglia o no, a rivedere noi stessi proprio lì, appesi, sostituiti in prima persona a quel corpo morente. Il tempo così si ferma: mentre riaffiorano i momenti della vita nei quali qualcuno ci ha abbandonati alla crudeltà e alla solitudine di un patibolo. La crocifissione di Grunewald è questo: espressione dell’orrore di una crudele agonia. E’ una scena assolutamente reale, in tutta la sua potenza espressiva; lo è perchè la vita, quella vera, è in molti momenti proprio questo. Nessuna speranza, dunque.

Ma scrivo queste poche righe avendo negli occhi il riflesso di occhi bellissimi. E ciò non è per nulla un dettaglio. E’, piuttosto, una luce che per me diventa qui il suggerimento di una prospettiva nuova.

Se la dimensione della sofferenza è il primo rimando tematico, la drammaticità di un corpo che grava appeso a un legno trova però il suo doppio nell’espressione più autentica del gesto di chi, per amore, si è consegnato alla morte. Così, quella lettura drammatica che l’opera a prima vista suggerisce si trasforma, risorge essa stessa, ampliandosi verso una prospettiva del tutto nuova: si allarga ad abbracciare la dinamica dell’amore. La croce, nel suo senso più proprio – quello teologico e, di riflesso, quello artistico – non è soltanto simbolo di morte; è, piuttosto, espressione autentica dell’amore: la croce, la crocifissione, è espressione di un atto di consegna del crocifisso, dio-uomo che si è consegnato ai chiodi. Per amore.

Anche la vicenda di ciascuno di noi è ben rappresentata dalla croce in questa rilettura, in questa prospettiva più profonda. Molte volte le scelte sono proprio atti d’amore. Ci guida il cuore. E questo movimento, questa tensione, che è tensione verso una vita realmente capace di prendere su di sè i colori e i contorni del voler bene, è l’unico movimento che può aprirci davvero a esperienze che ci trasformino e ci rendano più ricchi e luminosi. A volte, anche al prezzo di essere condotti ai piedi di una croce, che ci è assegnata da qualcuno. La prospettiva della croce-amore, è quella della ricerca e riscoperta della bellezza di sè; della ricerca e scoperta degli altri. E’ certo difficile tratteggiare una dimensione precisa in cui tutto questo possa accadere. Ma, come nell’opera, la scena non è fatta di un solo personaggio. Non c’è solo un io, non c’è solo il crocifisso morente. C’è piuttosto un noi, espresso dalle figure che stanno lì ai piedi della croce. Forse qui si può cogliere davvero la nuova prospettiva: inchiodati, si può risorgere, condividendo la rinascita con chi ci è vicino. E’ certo difficile riconoscere tutto questo. D’altronde, scriveva S.Agostino a proposito dell’amore: “Quale volto ha l’amore, quale forma, quale statura, quali piedi, quali mani? Nessuno lo può dire”. Ma tutte le esperienze umane si annodano, in fondo, proprio intorno all’amore: per chi ne è capace, un amore vero; un amore che fiorisce nella semplicità; un amore che, tradito e calpestato, inchioda a una qualche croce. Di fronte alla crocifissione, alla crocifissione di ognuno di noi, quell’amore tradito non può, però, morire davvero; può solo aspettare di risorgere. Perchè l’amore è trascendenza e, come tale, non può morire mai!

Così, la sofferenza, che è il primo velo che la tela-alias-vita ci propone, con l’aiuto del tempo, è destinato a squarciarsi per lasciare posto a una rifioritura che ci può soltanto vedere abbandonati a una dimensione nuova: una dimensione che ci rende essa stessa nuovi. Così il vero punto diventa: quali dimensioni ha l’amore? In quale spazio, in quale tempo lo si può immaginare di confinare? Dovendo scegliere delle coordinate, l’amore, quello autentico, quello che ci abita, anche se di nascosto, è di certo verticale; ed è anche, altrettanto, orizzontale. E’ verticale, come lo è il corpo che giace appeso: la terra lo vorrebbe trattenuto a sè, nella morte, ma lui è proteso in alto, verso il cielo, verso la vita nuova. La dimensione verticale è quella che lo proietta nella dimensione dell’infinito: l’amore, quello vero, non conosce limiti di altezza! Ed è in questa dimensione, è in forza di questo slancio verso l’infinito, che si può dire, davvero, che l’amore solleva, che l’amore innalza: fa protendere di nuovo verso quell’infinità di senso che la vita, seppur colpita a morte, conserva sempre in sè. Ma l’amore è anche orizzontale: lo è, nella misura in cui quelle braccia inchiodate si allargano, come in un abbraccio: è un abbraccio che fa proprio l’estremo confine della vita di tutti quelli che stanno lì e soffrono insieme; di quelli che stanno lì, ai piedi della croce.

Mi sento anch’io ai piedi di alcune croci. Ai piedi della mia. Ai piedi di quelle di persone che, ferite, vogliono risorgere. E sarà così: ciascuno rifiorirà! Credo che, in fondo, ciò accadrà perchè la risposta sia già insita nel cuore di ognuno: quella luce di bellezza che ci abita, non può che uscire ancora verso il mondo! E, spero, di trovarmi ai piedi di una qualche croce, per rimanere bagnato anch’io, da queste gocce di luce. Sarà forse per questo che la Crocifissione di Grunewald mi è sempre piaciuta più di altre: non per quello che presenta, ma per quello che prefigura. Non per la morte, ma per la rivincita sulla sofferenza. Così il dettaglio che sempre mi ha colpito profondamente è quello della mano, ritorta dal dolore della pressione del chiodo. Una mano che quasi grida lei stessa e chiama per essere liberata. Chiede che un’altra mano sfili quel chiodo che la imprigiona: chiede che un’altra mano la distenda e la riporti in vita. Lo faccia, nel gesto di una carezza.

Ho scritto queste poche righe avendo negli occhi il riflesso di occhi bellissimi. E no, questo non è stato per nulla un dettaglio.

A tutti il più sincero augurio di buona Pasqua: augurio di rinascita. Di riscoperta di sè.

 * Preciso, anticipando i lettori più attenti, che l’opera è realizzata su tavola e non su tela. Ma il titolo mi piaceva di più così…

Con il Villorba tutt’altro che una passeggiata. Ma l’Unione vince e continua a sognare.

Nel pomeriggio di Sedico, due gol regalano un’altra vittoria preziosa all’Unione. Se Fontanta, prima, e Fiabane, poi, hanno indirizzato il match, la gara  si è rivelata comunque tutt’altro che in discesa sul fronte dei giallorossoblu; piuttosto, è emerso un ottimo Villorba, combattivo e pericoloso in fase avanzata: una vera e propria spina nel fianco per i ragazzi di mister Parteli per novanta minuti consecutivi. “Una partita molto, molto sofferta”, le parole del tecnico a fine gara. E come dargli torto; in effetti, al Villorba non è mai mancata nè l’iniziativa nè la volontà di mettere sotto i padroni di casa: così, il pallino del gioco è stato per larga parte dell’incontro in mano proprio ai trevigiani, ripetutamente pericolosi, sopratttutto nell’avvio di ripresa quando, sotto di un gol, hanno provato in tutti i modi a costringere nella propria metà campo i giallorossoblu. La gara dell’Unione si è, forse, adattata più del solito a quella degli avversari; ma quando si è costretti a vincere, bisogna anche sapersi adattare; specialmente, se si vuol portare a casa una partita dove, magari, si merita meno. Così se il giusto merito va riconosciuto agli avversari, che sul lato del gioco hanno prevalso, all’Unione va dato il merito, comunque, di essere stata se non brillante come al solito almeno molto concreta e decisiva nel portar via l’ntera posta in palio. Il che, essendo ormai prossimi all’atto conclusivo della stagione, è cosa tutt’altro che secondaria. I giallorossoblu sono stati bravi a segnare quando si è presentata loro l’occasione: sfruttando un calcio da fermo nel primo tempo e inchiodando gli avversari nel secondo, castigandoli su un errore commesso sulla mediana. Il gioco è stato meno brillante del solito? Teniamo pur buoni i tre punti: è più che sufficiente. (stra)

L’Unione allunga: vince il derby e vede la Julia fermata sul pari dal Santa Lucia.

Unione doppiamente vincente. All’indomani del derby vinto dai giallorossoblu per due a zero, l’aggionamento dagli altri campi del girone dice che la Sagittaria Julia ha impattato per uno a uno contro il Santa Lucia. Con questo risultato, quindi, la classifica si muove ulteriormente, delineando un più netto distacco tra l’Unione capolista e le inseguitrici: da stasera sono infatti cinque i punti di vantaggio sulla seconda, la Julia, e otto sul Fiori Barp, terzo. Mancano ancora cinque partite da qui alla fine, il che significa naturalmente che i giochi sono ancora tutti aperti; ma la vittoria regala ai giallorossoblu almeno un certo margine di tranquillità, perchè permetterà loro di vivere l’ultima parte di stagione, quella della volata verso il grande salto, con una carica ancora maggiore.

Di seguito la sintesi della partita giocata a Sedico. Sulla pagina Facebook, invece, le video interviste raccolte a fine gara. Ai microfoni, mister Parteli e Luca Malacarne.

Formazioni.

Fiori Barp Mas: Brino, Pellegrinet (Bardin, 5′ st), Zoldan, Soppelsa (Canova D., 28′ st), Fontanive (Celentin, 35′ st), Pellicanò, Caser (Broglio, 40′ st), De Mattia, Zoldak, Tonus, Pilotti. A disposizione: Barattin, Costa, De Carlo, Canova N., Zanvettor. Allenatore: De Battista.

Unione Limana Cavarzano: De Carli, Fontana, Malacarne L.(Appocher, 45’st), Paier M. (Malacarne S., 45′ st), Marcon, Solagna (Sommariva, 35′ st), Fiabane (De Toffol, 47’st), Maset, Mastellotto, Paier J. (De Poloni, 18′ st), Dal Paos. A disposizione: Poloni, Sartori, Boso. Allenatore: Massimiliano Parteli.

La sintesi dell’incontro. Il primo spunto, al quarto minuto, è a favore dei giallorossoblu con una punizione battuta di sorpresa da Solagna che trova Fiabane poco fuori dall’area ma la cui conclusione non ha fortuna. Un paio di minuti e un buon fraseggio di Dal Paos e Fiabane sulla destra mette Paier nella condizione di calciare, ma senza esito. Risponde subito il Fiori Barp, affidandosi a Pilotti che, al decimo minuto, trova un colpo di testa velenoso da distanza ravvicinata, sul quale De Carli si fa trovare pronto. Ancora Unione, al venesimo, con Paier che si libera in area a colpire di testa un calcio piazzato dalla destra. Un minuto più tardi, il Fiori Barp cerca la risposta con Caser, servito bene da un rasoterra filtrante ma anticipato sulla linea dall’intervento tempestivo di Marcon a salvare i suoi. I minuti che seguono sono in mano ai giallorossoblu che aumentano il ritmo e si rendono pericolosi con un paio di buoni assalti. L’occasione migliore arriva al 32′ quando Solagna recupera di forza una palla sulla mediana, fa fuori due avversari con un gioco di gambe e lascia partire un pallonetto che supera Brino ma si schianta direttamente sul palo. Ancora Solagna, dieci minuti più tardi, impegna Brino in un intervento ad allontanare con i pugni. E’ l’antefatto al gol, che arriva quasi allo scadere della prima frazione: dalla bandierina sinistra si porta Jacopo Paier che lascia partire un tiro dalla traiettoria incredibile che fa volare la palla sopra la mischia, infilandola direttamente all’incrocio dei pali. E’ l’ultimo atto del primo tempo che consegna il vantaggio alla formazione ospite. La ripresa si apre con un guizzo unionese. Dodici minuti di gioco sono sufficienti a blindare il risultato: sulla sinistra, Paier recupera un’ottimo pallone poco fuori dall’area, si porta centralmente e mette dentro per Mastellotto che con un colpo di tacco serve Luca Malacarne, al quale non serve far altro che concludere a rete da un paio di metri di distanza dalla porta. Esplode la gioia giallorossoblu, che potrà rimanere tale fino alla fine dell’incontro. Segnato il secondo gol, infatti, il match si avvia alla fase del pieno controllo da parte dell’unidici di mister Parteli. Poche le occasioni degne di nota, nella mezz’ora successiva, da ambo i lati, a fronte di una intensità di gioco che non è comunque mai venuta meno. Una gara di alto livello, come era da pronostico. Un derby d’alta classifica che ha appassionato e divertito. Alla fine ha avuto la meglio la capolista, che ora, visto il mezzo passo falso della Julia, consolida il proprio primato. (stra)

Nel video, il saluto ai numerosi tifosi accorsi allo stadio per seguire il big match.

Il derby ha i colori dell’Unione

Un’altra volta Unione. Con due gol letteralmente da incorniciare, siglati da Jacopo Paier allo scadere del primo tempo e da Luca Malacarne a metà ripresa, l’Unione non fallisce l’appuntamento e si porta a casa l’attesissimo big match contro il Fiori Barp. Nella cornice di uno stadio a dir poco gremito di tifosi, i giallorossoblu hanno messo in tasca tre punti preziosissimi nell’economia della volata finale che li vede lanciati verso la promozione. Una partita intensa, dall’inizio alla fine, quella di oggi: era un derby d’alta classifica e il gioco che ha animato i novanta minuti non ha per nulla tradito le attese. Ma non poteva essere altrimenti: di fronte, a contendersi il match, c’erano la miglior difesa del torneo, quella unionese, forte del suo record fatto di sole cinque reti incassate in ventuno partite e il miglior attacco, punto di forza degli arancioblu. Alla fine ha prevalso l’undici di mister Parteli che, forse, ha fatto valere il suo maggior peso specifico, riuscendo a portarsi sul doppio vantaggio e a tenere il controllo della gara sul finale. Due gol d’autore hanno condannato gli arancioblu, autori comunque di un’ottima gara: il primo, firmato da Paier, capace di inventare una magia, infilando la palla all’incrocio dei pali direttamente dalla bandierina; il secondo, nella ripresa, nato da una gran azione offensiva che ha visto Mastellotto offrire di tacco un pallone perfetto a Luca Malacarne, a pochi metri dalla linea di porta. Una gara, quella dell’Unione, che, come doveva essere, è apparsa semplicemente perfetta: i punti in palio erano pesantissimi, dall’una e dall’altra parte, ma ai giallorossoblu spettava l’onere più gravoso, ovvero quello di difendere il primato. La vittoria era l’unico vero risultato utile da portare a casa; così è stato, grazie a una gara maiuscola e senza sbavature. (stra)