Sono iniziati gli Esami di Maturità: in bocca al lupo ai maturandi giallorossoblu! (E anche a tutti gli altri…)

Carta e penna. Questa mattina è iniziato, con il tema di italiano, l’Esame di Maturità… E tra le fila dei maturandi c’era oggi anche qualche giallorossoblu! Chissà quale delle sette tracce proposte avranno scelto i nostri giovani scrittori … La poesia di Pascoli? La novella di Verga? O si saranno mossi guidati dalle riflessioni della senatrice Liliana Segre o del premio Nobel Giorgio Parisi? Qualunque sia il tema, in ogni caso, scrivere è sempre un modo per far emergere i propri pensieri e le proprie riflessioni. Bene, quindi, che esista ancora un esame con il “Tema di Italiano”! Prima di tutto, perchè scrivere chiede di fermarsi a riflettere. E, fermandosi, a tirare fuori il meglio che ci abita, portando spesso in superficie una parte di noi -a volte sorprendente – che prende forma concreta attraverso i pensieri quando sono messi lì, nero su bianco. Spesso, tra le linee tracciate sul foglio, si colgono, in maniera talvolta inaspettata, anche sentimenti nascosti o sogni inespressi… Bene, quindi, che esista ancora un esame con il “Tema di Italiano”!!

Nella speranza che le parole stese sul foglio protocollo oggi siano state le migliori possibili – speriamo, per tutti, in un bel voto! – ai maturandi, giallorossi e non, un grande in bocca al lupo perchè questa possa essere, prima di tutto, un’esperienza positiva. Un’esperienza da vivere con serenità: ricordando che, infondo, è solo un esame… il primo di tanti altri che verranno!

Personalmente, ricordo ancora con il sorriso il mio esame, alla fine del liceo. E oggi, aggirandomi tra i banchi, in mezzo agli studenti, in attesa che trascorressero le sei ore della prova, non ho potuto non rivivere ancora una volta quella piacevole suggestione che solo le parole, intrecciate nelle opere dei grandi maestri, possono offrire! La poesia di Pascoli, tratta dalla raccolta Myricae, la novella di Verga, con la vicenda della giovane Nedda… Fosse toccato a me, probabilmente mi sarei lasciato trasportare proprio da quest’ultima. E, in realtà, un po’ l’ho fatto; anche se silenziosamente, custodendo gelosamente ogni mio pensiero dentro di me… Credo che la letteratura sia davvero una chiave di lettura da non trascurare nella vita. La sua bellezza è che non è mai chiusa in se stessa ma, anzi, apre sempre a cose nuove. Ogni lettura, ogni rilettura, è capace di suscitare sempre qualcosa di nuovo. E’ capace di far pensare! Così anche a me: oggi la rilettura di Verga, quasi fossi tornato un giovane studentello, mi ha suggerito un pensiero del tutto nuovo.

Così descrive Verga la giovane fanciulla di nome Nedda: “Forse sarebbe stata bella, se gli stenti e le fatiche non ne avessero alterato profondamente non solo le sembianze gentili della donna, ma direi anche la forma umana. I suoi capelli erano neri, folti, arruffati, appena annodati con dello spago; aveva denti bianchi come avorio, e una certa grossolana avvenenza di lineamenti che rendeva attraente il suo sorriso. Gli occhi erano neri, grandi, nuotanti in un fluido azzurrino, quali li avrebbe invidiati una regina a quella povera figliuola raggomitolata sull’ultimo gradino della scala umana, se non fossero stati offuscati dall’ombrosa timidezza della miseria, o non fossero sembrati stupidi per una triste e continua rassegnazione…”

 “Forse sarebbe stata bella“. Lascia quasi perplessi questo incipit, no? Quel forse scombina totalmente un ritratto che avremmo voluto leggere come la descrizione di una donna bellissima e perfetta. Invece, la figura di questa giovane donna è data quasi in un gioco di trasparenze: è un ritratto che, riga per riga, ondeggia continuamente, oscillando in contorni mai del tutto definiti, quasi sfumassero l’una nell’altra, sovrapponendosi, due diverse raffigurazioni della stessa donna. La bellezza attesa, potenziale, insita nei tratti profondi della fanciulla, da un lato, diventa una bellezza ferita, adombrata, ormai quasi irriconoscibile, calpestata com’è dalla miseria e dalla fatica della vita. E’ una bellezza che, segnata profondamente dalla realtà, ne è ridisegnata e trasformata radicalmente. E’ una bellezza che sarebbe potuta sbocciare, se la vita non l’avesse schiacciata. “Forse sarebbe stata bella“.

La novella è ambientata in un contesto sociale ed economico ben preciso. Nedda stessa non è un personaggio totalmente astratto. Tuttavia, il pensiero nuovo – qui la potenza delle parole! – che Nedda mi ha suggerito, va oltre questo contesto. Mi viene da pensare: quanto di Nedda ci appartiene, a volte? Quanto questo ritratto di Nedda, così strettamente imperniato sul tema del forse, ci può appartenere? Quanto c’è del rimando a qualcos’altro anche nella vita di ciascuno? E’ interessante pensare a quale potenza -a volte distruttiva – manifesta il condizionamento che i fattori esterni possono imporre alla nostra vita. Nedda si trova sull’ultimo gradino della scala umana, la durezza della vita l’ha calpestata. Questo il punto: quanto della vicenda di Nedda ci può appartenere? Alle volte ci troviamo anche noi a oscillare in modo poco chiaro tra ciò che potremmo essere – il nostro potenziale – e ciò che in realtà siamo. O, meglio, che la realtà, la vita vera, di noi ci lascia esprimere davvero. Ecco il pensiero: la bellezza può degradare. Nedda forse era bella. Lo era, prima di essere travolta dalla durezza dei fatti della vita.

Lancio uno spunto… A studenti e non. Chi vuole può raccoglierlo. Continuando i miei pensieri e scrivendo, perchè no, il suo personale tema di maturità!

Buon esame, cari ragazzi!